Dalla crisi americana all’ascesa della Cina, fino alla guerra tecnologica e all’intelligenza artificiale: l’analisi di Giorgio Cuscito
Nel corso del CISO PANEL ROMA di TIG dello scorso 7 maggio, Giorgio Cuscito, analista geopolitico, coordinatore per l’area Cina e Indopacifico di Limes, ha proposto una lettura ampia e articolata sulle trasformazioni geopolitiche in atto, descrivendo uno scenario internazionale sempre più instabile, competitivo e frammentato. L’intervento, significativamente intitolato “Tutti contro tutti: il punto sulla rivoluzione globale”, ha messo al centro il progressivo indebolimento dell’ordine internazionale costruito dagli Stati Uniti nel secondo dopoguerra e l’emergere di una competizione sistemica tra grandi potenze su più dimensioni: tecnologia, economia, spazio, cyberspazio e controllo delle infrastrutture strategiche. Secondo Cuscito, il mondo sta entrando in una fase di transizione profonda in cui la distinzione tra sicurezza economica, sicurezza militare e sicurezza tecnologica tende progressivamente a scomparire.
Alla base dell’attuale disordine internazionale vi sarebbe, innanzitutto, la crisi degli Stati Uniti. Non una crisi esclusivamente economica o politica, ma più ampia, identitaria e strategica, che investe contemporaneamente la dimensione interna e quella internazionale del Paese. “La ragione per cui stiamo assistendo a una messa in discussione dell’ordine mondiale per come l’abbiamo conosciuto è la crisi dell’America”, ha spiegato Cuscito.

Fonte: TUTTI CONTRO TUTTI: IL PUNTO SULLA RIVOLUZIONE GLOBALE, di Giorgio Cuscito, Geopolitical analyst, China and Indo-Pacific coordinator, Limes
L’analista di Limes ha sottolineato come la polarizzazione interna americana (il ridimensionamento del cosiddetto “American Dream”), le difficoltà economiche di parte della popolazione e il costo sostenuto nelle guerre degli ultimi decenni abbiano progressivamente incrinato la fiducia nel modello statunitense. In questo quadro, anche la figura di Donald Trump viene interpretata non come una semplice anomalia politica, ma come il sintomo di una trasformazione più profonda della società americana.
“Trump non è soltanto una causa della crisi americana, ma anche un effetto”, ha osservato Cuscito, invitando a leggere le dinamiche politiche statunitensi come conseguenza di tensioni strutturali maturate nel tempo.
Globalizzazione e ascesa della Cina
Uno degli elementi centrali dell’intervento ha riguardato il ruolo della Cina nella trasformazione degli equilibri globali. Secondo Cuscito, Washington avrebbe sottovalutato per anni la capacità cinese di sfruttare la globalizzazione come leva di crescita strategica. L’integrazione economica internazionale, inizialmente considerata dagli Stati Uniti uno strumento per favorire l’apertura politica della Cina, avrebbe invece accelerato l’ascesa tecnologica e industriale di Pechino.
“La Cina ha imparato molto dall’America”, ha spiegato l’analista, sottolineando come Pechino abbia studiato attentamente sia i punti di forza sia gli errori strategici statunitensi. In pochi anni, aziende come Huawei, Xiaomi, Alibaba e Tencent sono diventate simboli di una capacità tecnologica che non è più percepita come marginale o imitativa, ma come competitiva a livello globale.
Cuscito ha evidenziato come la Cina stia perseguendo una strategia di lungo periodo fondata sullo sviluppo tecnologico, sul controllo delle filiere produttive, sugli investimenti infrastrutturali e sull’espansione marittima, spaziale e digitale. Una strategia che si inserisce all’interno del cosiddetto “Sogno Cinese”, il progetto politico di un “risorgimento della nazione” promosso dal presidente Xi Jinping.
La competizione marittima e il contenimento della Cina
Secondo l’analisi proposta durante il CISO PANEL ROMA, la vera partita geopolitica del XXI secolo si gioca soprattutto sul mare. La Cina, ha spiegato Cuscito, percepisce infatti il proprio spazio marittimo come limitato dalla presenza americana nell’Indo-Pacifico. Dalla Corea del Sud al Giappone, fino allo Stretto di Malacca, Pechino vede una rete di basi militari e alleanze costruita dagli Stati Uniti per contenerne l’espansione.
In questo contesto, Taiwan assume un ruolo centrale. “Prendendo Taiwan, la Cina potrebbe rompere la linea di contenimento americana”, ha spiegato Cuscito, sottolineando come l’isola rappresenti non soltanto una questione identitaria o territoriale, ma un nodo strategico per l’accesso cinese all’oceano Pacifico. La competizione sino-americana non riguarda però soltanto il dominio militare: coinvolge anche semiconduttori, intelligenza artificiale, terre rare, supply chain tecnologiche, telecomunicazioni e infrastrutture digitali. È una competizione sistemica che ridefinisce le dipendenze industriali e tecnologiche globali.
Il Mediterraneo come “medio oceano”
Un altro passaggio centrale dell’intervento ha riguardato il ruolo del Mediterraneo e, più in generale, la posizione strategica dell’Italia. Cuscito ha definito il Mediterraneo non più come un semplice “mare tra le terre”, ma come un “medio oceano”, ossia un corridoio strategico che collega Atlantico e Indo-Pacifico. Da questa prospettiva, l’Italia diventa una piattaforma geopolitica esposta a molteplici pressioni: dall’instabilità nordafricana alle crisi energetiche, fino alla militarizzazione delle rotte commerciali e alla crescente competizione tra potenze. “Se il Mediterraneo diventa un lago salato, siamo nei guai”, ha osservato provocatoriamente l’analista di Limes, evidenziando la dipendenza italiana dalle connessioni marittime e dalle rotte energetiche internazionali.

Fonte: TUTTI CONTRO TUTTI: IL PUNTO SULLA RIVOLUZIONE GLOBALE, di Giorgio Cuscito, Geopolitical analyst, China and Indo-Pacific coordinator, Limes
In questo scenario, anche l’indebolimento della protezione americana e la crisi della NATO rappresentano elementi di forte instabilità per l’Europa, che si trova sempre più esposta a un contesto internazionale caratterizzato da conflitti regionali, guerre ibride e crescente pressione sulle infrastrutture critiche.
Intelligenza artificiale e sovranità tecnologica
Ampio spazio è stato dedicato anche al tema dell’intelligenza artificiale, interpretata non soltanto come innovazione tecnologica ma come fattore di potenza geopolitica. I diversi modelli di sviluppo dell’AI riflettono differenti visioni politiche e culturali. Negli Stati Uniti prevale un approccio guidato dal mercato e dai grandi colossi privati; in Cina, l’intelligenza artificiale è considerata uno strumento strategico direttamente integrato nella visione del Partito Comunista; l’Europa, al contrario, si caratterizza soprattutto per il proprio approccio regolatorio.
“Nel caso cinese, il Partito Comunista considera l’intelligenza artificiale essenziale sia per sostenere la crescita economica sia per rafforzare le capacità militari e il controllo interno” ha detto Cuscito. L’AI viene vista come un moltiplicatore di capacità, utile per compensare il declino demografico, accelerare i processi industriali, migliorare i sistemi decisionali militari e rafforzare gli strumenti di controllo sociale. Tuttavia, anche Pechino si preoccupa degli effetti destabilizzanti che l’automazione potrebbe avere sul piano occupazionale e sociale (a questo proposito, riportiamo la notizia secondo cui un tribunale di Hangzhou, città della Cina orientale e polo dell’intelligenza artificiale, si è pronunciato a favore di un dirigente del settore tecnologico che era stato sostituito dalla sua azienda con un’intelligenza artificiale. Un segnale rassicurante per la tutela dei diritti dei lavoratori in un momento in cui la leadership centrale cinese sta spingendo affinché le industrie adottino ampiamente l’AI).

Fonte: TUTTI CONTRO TUTTI: IL PUNTO SULLA RIVOLUZIONE GLOBALE, di Giorgio Cuscito, Geopolitical analyst, China and Indo-Pacific coordinator, Limes
L’Europa tra regolazione e dipendenza tecnologica
Nel confronto globale tra Stati Uniti e Cina, l’Europa appare invece in una posizione più fragile. “Noi facciamo le leggi sull’intelligenza artificiale, ma non controlliamo la filiera produttiva”, ha osservato Cuscito. Secondo l’analista, il rischio è che il continente europeo finisca per regolamentare tecnologie sviluppate altrove senza possedere asset realmente strategici nei settori chiave del digitale, del cloud, dei semiconduttori e delle piattaforme tecnologiche. Da qui la crescente centralità del tema della sovranità tecnologica, destinato a diventare uno dei principali terreni di confronto geopolitico dei prossimi anni.
Cybersecurity, geopolitica e rischio sistemico
L’intervento di Giorgio Cuscito ha mostrato con chiarezza come la cybersecurity non possa più essere interpretata come una questione esclusivamente tecnica. Le tensioni geopolitiche, la competizione tecnologica e il controllo delle infrastrutture strategiche stanno trasformando il cyberspazio in uno dei principali campi di confronto tra potenze. Per aziende e organizzazioni questo significa confrontarsi con un rischio sempre più sistemico, caratterizzato da supply chain vulnerabili, dipendenze tecnologiche, guerre ibride, attacchi sponsorizzati dagli Stati e crescente instabilità economica ed energetica. È proprio questa convergenza tra geopolitica, tecnologia e sicurezza che ridefinisce il ruolo dei responsabili cybersecurity, chiamati oggi a interpretare non soltanto le minacce digitali, ma anche il nuovo disordine globale che le alimenta.