Data Breach

I principali utilizzi del cloud per la Data Protection

I principali utilizzi del cloud per la Data Protection

L’utilizzo del cloud nelle strategie di Data Protection è continuamente cresciuto negli ultimi anni, tanto che oggi il cloud viene visto da molti come un’infrastruttura chiave per l’archiviazione di dati a lungo termine. Secondo una recente statistica, nel 2019 almeno il 61% delle aziende a livello mondiale faceva uso di tecnologie cloud per l’archiviazione di documenti. Un ulteriore 44% di aziende utilizzava questi servizi per il disaster recovery (DRaaS, disaster recovery as-a-service) e la business continuity. Secondo la stessa fonte, la crescita nell’uso del cloud per la data protection sarebbe stata di un 10% medio all’anno nel periodo dal 2016 al 2019, e avrebbe riguardato aziende di tutti i settori e dimensioni.

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Un’azienda su quattro peggiora nella sicurezza

Un’azienda su quattro peggiora nella sicurezza

Un’azienda su quattro si sente oggi più a rischio sicurezza di quanto non fosse prima della pandemia, e sono soprattutto le medie aziende a dichiarare di sentirsi meno sicure: la percentuale di “insicuri” sale al 29% per queste aziende. E’ quanto emerge da un sondaggio, condotto nel mese di giugno 2020 dal provider di data security Netwrix, per capire come l’emergenza e il successivo ricorso al remote working avessero modificato lo scenario del  rischio IT.

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Agosto, un mese di notizie sulla cybersecurity

Agosto, un mese di notizie sulla cybersecurity

Il mese di agosto ci ha portato una serie di eventi di cybersecurity che hanno confermato la crescita di minacce come ransomware ed estorsioni collegate ad attacchi DDoS; la scoperta di nuove vulnerabilità gravi; eventi (come la multa a Capital One e le accuse all’ex CSO di Uber) che mettono in primo piano l’importanza di un corretto Cyber Risk management.

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Verizon DBIR 2020: cloud, credenziali rubate, errori

Verizon DBIR 2020: cloud, credenziali rubate, errori

È il guadagno economico che continua a prevalere come motivazione alla base degli attacchi informatici: secondo l’edizione 2020 del Data Breach Investigations Report (DBIR) di Verizon, che quest’anno ha preso in considerazione 32mila violazioni, con 3.950 data breach confermati, nell’86% dei casi gli attacchi pensati per sfruttare vulnerabilità dei sistemi ed errori umani avevano come finalità il fattore economico. Il 10% potevano essere ricondotti invece ad attività di cyber spionaggio, comunque una percentuale elevata.

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Come impostare la difesa da attacchi ransomware

Come impostare la difesa da attacchi ransomware

Gli attacchi ransomware sono sempre più mirati, evoluti e distruttivi: gli hacker mascherano ad arte le proprie incursioni, e l’attacco avviene in più fasi, in modo da andare a colpire i sistemi vitali dell’azienda e richiedere riscatti più elevati. Spesso gli attaccanti, dopo aver portato a termine un primo “colpo”, lasciano “porte d’accesso aperte” per tornare più avanti. Inoltre, sempre più spesso sono colpiti anche i sistemi di backup e data recovery, non sufficientemente protetti.

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Ransomware ai primi posti tra le minacce cyber

Ransomware ai primi posti tra le minacce cyber

Lo scenario delle minacce cyber negli ultimi anni è cambiato moltissimo. È diventato una realtà dinamica con cui i Security Manager devono confrontarsi quotidianamente: secondo i risultati della survey Survey “Cyber Risk Management 2020” (condotta da The Innovation Group tra dicembre 2019 e gennaio 2020 per misurare il livello di maturità della Cybersecurity raggiunto dalle aziende italiane), la situazione è oggi molto preoccupante e complessa da gestire. Le minacce cyber osservate dalle aziende sono numerose, la lista aumenta di anno in anno, e in molti casi gli incidenti informatici subiti in conseguenza di attacchi cyber hanno conseguenze gravi.

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Quanto costa il cyber crime alle aziende e alla società

Quanto costa il cyber crime alle aziende e alla società

Assistiamo purtroppo a una continua crescita del numero dei data breach subiti da aziende private ed enti pubblici. Solo negli USA, secondo il “End-of-Year Data Breach Report 2019” dell’Identity Theft Resource Center (ITRC), organizzazione no profit fondata per supportare le vittime di questi crimini, il numero di data breach registrati è stato nel 2019 pari a 1.473, in crescita del 17% rispetto al 2018. In termini di record complessivi esposti, secondo l’ITRC il totale del 2019 è stato di 164 milioni (mentre nel 2018 aveva raggiunto i 471 milioni, ma di questi, 383 milioni erano riconducibili a un solo data breach, quello di Marriott).

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Il fattore umano, anello debole della cybersecurity

Il fattore umano, anello debole della cybersecurity

La continua evoluzione delle minacce cyber rappresenta una delle sfide più importanti per i responsabili della Sicurezza e per la stessa resilienza delle organizzazioni. Uno degli ambiti più esposti e vulnerabili è da sempre quello delle persone. Per evitare incidenti con perdita di dati, e quindi oggi anche problematiche legate alla non-compliance al GDPR, bisogna definire le corrette misure tecniche e organizzative.

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